Il Segno di Scherma ovvero Le Virtù dello Schermidore

Quattro sono le virtù che devono accompagnare e guidare lo schermidore
nel suo percorso di conoscenza e perfezionamento schermistico.

Quattro sono gli animali che incarnano queste qualità fondamentali,
le quali rappresentano degli obiettivi fisici e morali che si deve imporre
colui che si accinge ad imparare quest’arte.

E lli quattro animali significa quattro vertù, zoè avisamento, presteza, forteza, et ardimento.

E chi vole esser bono in questa arte de queste vertù conven de lor aver parte.

segnoscherma

La lince La tigre L'elefante Il leone

“Io tigro tanto son presto a correr e voltare che la sagitta del cielo non mi poria avanzare.”

La tigre, per l’uomo medievale, è il più veloce di tutti gli animali. Portava infatti lo stesso nome del fiume più veloce dell’oriente, il Tigri. Nella vulgata essa è talmente difficile da catturare che, pur di impossessarsi dei suoi cuccioli, i cacciatori devono ricorrere a fantasiosi stratagemmi. La seconda qualità dello schermidore è quindi la velocità e l’inafferrabilità.

 

“Meglio de mi lovo cervino non vede creatura. E aquello mette sempre a sesto e a misura.”

La lince è associata, nei bestiari medievali, al lupo e alla pantera. La vulgata vuole che l’urina della lince si trasformi in una pietra preziosissima (probabilmente Ambra) che la bestia, essendone gelosa, nasconde sottoterra, così che gli uomini non possano trovarla. Questa pietra ha infatti il potere di attrarre a sé oggetti e persone. Come è detto comune anche oggi, nel medioevo era credenza diffusa che la lince avesse una vista talmente acuta, da poter addirittura vedere attraverso le pareti.
Lo schermidore, alla fine del suo percorso, come la lince possiede un prezioso tesoro di conoscenze, di cui si avvale per avere la meglio sui propri nemici.
Prudenza, controllo, scaltrezza, sono le virtù che questo animale incarna e che l’uomo d’arme deve fare proprie.


 

“Ellefante son e un castello porto per chargo. E non mi inzinochio nè perdo vargo.”

L’elefante è nel medioevo il simbolo della forza e dell’intelligenza. Spesso infatti esso viene rappresentato mentre porta sul dorso una torre o un castello. Era rappresentato nei bestiari e nelle vulgate anche come emblema di giustizia, di pazienza, di onestà e soprattutto di obbedienza: queste sono quindi le qualità che un giovane apprendista deve possedere, oltre alla forza fisica e morale, alla freddezza e all’intelligenza, per poter iniziare il proprio percorso.


 

“Più de mi Leone non porta core ardito, però di bataglia fazo a zaschun invito.”

Il leone è, già nel medioevo, il re degli animali, avendo sostituito l’orso nel corso dei secoli precedenti. Dalla Bibbia in poi di esso si sottolineano la potenza e il coraggio; al leone vengono paragonati infatti i più forti tra i re e gli eroi. Dal XII e XIII secolo, inoltre, al leone viene sempre più attribuita una dimensione cristologica. Terribile nella sua ferocia e nella sua vendetta, è allo stesso tempo un re magnanimo e giusto, che non fa del male a donne e bambini, e che divide il cibo con i suoi “vassalli”. Il leone, nel medioevo, viene rappresentato ovunque nelle chiese, nei castelli, nei codici miniati, sugli stemmi. Una volta padroneggiate le basi della scherma quindi, è fondamentale sia il coraggio di portare e brandire la spada, sia non abbandonarsi alla violenza e mostrarsi magnanimi con gli avversari e i più deboli.